Vicoli

Andare per vicoli, a Modica, vuol dire riscoprire la dimensione verticale della città, oltre che la sua natura più intima e ancestrale: il centro storico. Un labirinto di vie, viuzze, scale, scalette, cortili, cortiletti, archi, archetti, che si attorcigliano e dipanano i loro tentacoli verso l'alto, sempre più su, fin quasi a soffocare, e ad inglobare come un'edera, le quattro colline da cui Modica trae l'etimologia del suo nome (in indoeuropeo, Mothuc, “la città dalle molte colline”).

Scegliete di smarrirvi: fingete di essere ritornati bambini e di partire per una grande avventura, infilatevi nel primo vicolo che stimoli la vostra curiosità. Abbandonate, dunque, le strade principali, lasciatevi dietro bar e dei negozi addobbati di luci perenni. Dimenticate di possedere un nome, un titolo di studio, una professione. Dotatevi di occhi, naso, bocca, nuovi di zecca, come se vi steste affacciando al mondo per il primo vagito: vi aspetta un sogno ancora sognato, vibrante nell'aria e nella coscienza. Comincerete, naturalmente, a muovervi verso l'alto. Imboccherete strade strette all'inverosimile, percorrerete scale irte agognandone la cima, ammirerete l'antica pavimentazione ciottolata in pietra (i cuticcia) sperando non vi facciano inciampare. Costretti a rallentare il passo, vi concentrerete sui particolari: i vecchi quartieri non sono granché affollati, ma qualcuno ancora compare sulla soglia di casa, a catturare un insperato refolo di vento, in questa caldissima serata estiva. Parlate dal sapore mediterraneo o mandarino si odono dalle finestre spalancate, molti hanno deciso di trasferirsi qui. I gatti, lo notate, la fanno da padrone: occhi che brillano al buio seguono ogni vostro movimento, al pari dell'anziana signora che scruta il vostro passaggio da dietro le tende di una finestra, credendo di non esser vista. Le fontanelle d'acqua potabile delimitano i sentieri da voi scelti come cippi monumentali.

Se è la prima volta che vi trovate a passeggiare per il centro storico, ricordatevi che è del tutto normale perdere il senso dell'orientamento. Nel caso, vi conviene ripiegare verso il basso, tutte le strade portano al Corso Umberto e alle sue diramazioni secondarie. Potreste scoprire a truvatura, un tesoretto protetto da formule magiche e incantesimi, all'interno delle “grotte abitate”, cavità rupestri adibite ad abitazioni in età medievale, sotto lo sperone roccioso su cui sorge il Castello dei Conti di Modica. Diventati finalmente ricchissimi, è certo riuscireste a concludere ottimi affari all'antico quartiere ebraico, in zona Cartellone.

Passeggiare tra i vicoli apporta un particolare pregio, “la visione scomposta”. State camminando con aria assorta, tra l'odore dei gelsomini e il cantare dei grilli, quando ve lo trovate di fronte: uno spicchio di chiesa, enorme, dalla prospettiva sfalsata, così vicino da credere di poterlo quasi toccare con mano. Niente paura, è solo il Duomo di San Giorgio. Ancora qualche metro e la visione frontale della facciata, stavolta rimpicciolita, sarà tutta vostra. Perché, nei vicoli, capita proprio questo: d'improvviso, vi trovate davanti un pezzo di cupola, un angolo di transetto, la fine di una parasta. Le chiese più piccole sono molto spesso incastrate fra una strada e l'altra, una casa e l'altra, un cortile e l'altro. Riuscite a vederle per intero solo quando il vostro naso è ad un centimetro del portone d'ingresso. Quelle di grandi dimensioni non sono da meno, ma sfruttano, in alcuni casi, l'escamotage di comparire in cima a lunghissime scalinate.

Siete finalmente giunti a quello che somiglia essere il traguardo della scalata intrapresa molti metri più in basso: un'ultima salita, gli ultimi gradini sconnessi: et voilà, il panorama è servito. Lo spazio intorno a voi sembra essersi triplicato, respirate meglio, non avvertite più la presenza di pareti ed edifici ai lati delle braccia. Vi trovate in alto, al Pizzo o al Belvedere dell'Itria, non fa differenza. Importa solo che il panorama è splendido, nessuno vi sposterà da lì per almeno una mezzora. Le luci della città tremolano, nervose. I muri e i tetti delle case compaiono a tratti, momentanei bagliori di colore giallo. Le chiese principali, scomposte, fanno capolino tra le tenebre.

Nelle orecchie, un'eco lontana di risa, parole appena sussurrate, ninne nanne e cantilene.
Vi voltate indietro, ma non c'è anima viva.
Ci siete solo voi.
Voi e la bellezza.
Eterna.

SpazioZero Gerenza

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