Se Modica vi ha stupito col fascino senza tempo delle sue architetture e delle sue tradizioni, lasciatevi incantare dai luoghi circostanti.

Visitare le vicine frazioni della città (Frigintini, Zappulla, Quartarella, Montesano, San Filippo) può offrire, difatti, un valido pretesto per scoprire la bellezza della tipica campagna modicana: verdi pendii ricoperti da un'elegante trama di muri a secco; carrubi e ulivi centenaristrong> saldamente ancorati alla terra scura; agrumeti e aranceti celati dentro orti segreti; antiche masserie in pietra viva a guardia dei campi; ville imponenti di una nobiltà ormai decaduta, annunciate al visitatore da lunghi sentieri alberati. O, semplicemente, magari da sopra la vertigine sospesa di un altopiano, godere della vista e dei profumi della tipica macchia mediterranea: rossi papaveri dalla natura impressionista; cespugli odorosi di timo ed erica; impenetrabili ginepri e mimose dalle lunghe braccia. Istanti indimenticabili, da cogliere all'ultima luce del tramonto o al saluto di un nuovo giorno.

Abbandonate le campagne, pochi chilometri vi separano dalla costa: le spiagge di Marina di Modica e Maganuco vi aspettano con i loro passi di arena morbida e calda; l'acqua fresca e viva di pesci di un mare dall'umore variabile ma sempre amico; la scogliera sottile e dai riflessi argentati, quando la luna la accarezza con lo sguardo. Cambiate “elemento”: l'orizzonte marino annullerà la distanza fra cielo e terra.

Il territorio di Modica ha una storia antichissima, oggi tramandata non soltanto da chiese e palazzi barocchi. Per conoscerla di persona, rimettetevi ancora una volta in viaggio: l'area archeologica di Cava Ispica è ricca di reperti risalenti ad un periodo storico estremamente ampio, compreso tra l'Età del Bronzo e quel del Medioevo, con tracce di insediamenti fino al terribile terremoto del 1693. Ciò che l'uomo non è più in grado di raccontare, è spesso il paesaggio a suggerirlo.

Di notevole interesse, infine, per la flora e la fauna in esse presenti, la Valle del Tellesimo e la Cava Paradiso.

Modica e dintorni, il piacere della scoperta.


Cava Ispica

descrizione

Cava d’Ispica è una stretta vallata, lunga circa 13 chilometri, che si estende da Nord Ovest a Sud Est nei territori dei comuni di Modica, Ispica ed in piccola parte in quello di Rosolini. Lungo i suoi versanti calcarei sono scavate centinaia di ipogei, che testimoniano la prolungata frequentazione della valle dall’età preistorica fino ai nostri giorni.
Plasmata dallo scorrimento delle acque di un fiume il cui corso superiore era chiamato Pernamazzoni e quello inferiore Busaitone, ha oggi un'altissima valenza paesaggistica e naturalistica, oltreché archeologica. Il fascino dei luoghi ha sempre attratto l'attenzione dei visitatori, ad iniziare dai viaggiatori del Grand Tour (R. Colt Hoare, J. Houel, G. Parthey, J.R. De Saint Non) che alla valle dedicarono suggestive pagine e splendide vedute paesaggistiche.
La morfologia stessa della Cava, il tenero calcare delle sue pareti, la posizione vantaggiosa per la difesa, la disponibilità di acqua e di suoli fertili e la facile accessibilità da e verso la costa, hanno contribuito a rendere questo selvaggio e stupendo luogo uno dei maggiori siti rupestri della Sicilia.

Il complesso patrimonio storico archeologico di Cava Ispica è compreso in un periodo abbastanza ampio, tra l’Antica età del Bronzo ed il Basso Medioevo (XIV-XV sec.), quando viene progressivamente abbandonata la parte settentrionale, mentre quella meridionale continua ad essere vitale con il sito di Spaccaforno, distrutto poi dal disastroso terremoto del 1693. Il toponimo Ispica, infatti, di origine bizantina (eis pegàs: "alle sorgenti"), spetta in realtà alla zona settentrionale della vallata; attestato per la prima volta nel 1093, non comparirà più nelle fonti documentarie dopo il 1336, segno della decadenza dell'insediamento, ma sarà poi assunto dall'attuale comune di Ispica nel 1935.
Le testimonianze archeologiche più significative ricadenti all'interno del Parco Archeologico di Cava Ispica e lungo il resto della vallata si riferiscono, in particolare, a tre fasi storiche: l'Età del Bronzo, la Tarda Antichità e il Medioevo, cioè quei periodi in cui l'uomo va a cimentarsi con l'architettura ipogeica o "in negativo".

Alla fase preistorica sono riconducibili svariate necropoli costituite da tombe del tipo a grotticella artificiale o a forno risalenti all'Età del Bronzo Antico (XXII-XV sec. a.C.) e da tombe a tholos databili alla Media Età del Bronzo (XIV-XIII sec. a.C.).
Emblematici sono i siti di Baravitalla e di Calicantone, pertinenti alla facies castellucciana del Bronzo Antico, non solo per le loro vaste necropoli, in cui sono presenti anche sepolcri con prospetti monumentalizzati (a lesene o a pilastri) ascrivibili alle elitès dominanti, ma anche per i resti dei villaggi capannicoli messi in luce con gli scavi archeologici. Tra le tombe, a Baravitalla, spicca quella c.d. "del principe" con prospetto a dieci lesene e ampio padiglione trapezoidale antistante. In contrada Scalepiane, invece, nel tratto intermedio di Cava Ispica, restano gli esempi più monumentali di tombe del tipo a tholos, che riprendono modelli di origine micenea.
Se poche sono le testimonianze per la fase protostorica e pienamente greca, è con l'età ellenistico-romana che la frequentazione presso Cava Ispica torna ad essere più evidente.
In particolare, nell'area settentrionale della Cava, è stato scoperto un inconsueto monumento, il cosiddetto "Ginnasio rupestre", destinato a riunioni assembleari. E' costituito da due ampi cameroni ipogeici comunicanti e disposti ad "L", uno dei quali ha un sedile perimetrale e presenta sulle pareti delle iscrizioni in greco, che designano la spettanza dei posti nell'ambiente.
Anche nel periodo tardoromano i versanti della valle accoglievano una serie di nuclei cimiteriali costituiti da catacombe, piccoli ipogei funerari, arcosoli all'aperto e tombe a fossa. Fra di essi, la più vasta necropoli tardoantica è quella ubicata presso l'attuale ingresso al Parco, che testimonia la presenza di un cospicuo insediamento nel settore settentrionale della Cava. Fra gli ipogei, quelli più noti sono certamente quelli del Camposanto e soprattutto l'eccezionale Catacomba della Larderia. Questa, articolata in tre corridoi e contenente più di 400 fosse per l'inumazione, fu in uso tra la fine del III e il V sec. d.C. Seppur già violata in antico, essa, per le dimensioni (m 42 di lunghezza), la continuità d'uso, la varietà e la monumentalizzazione delle tipologie funerarie (fosse, loculi, arcosoli, semibaldacchini e baldacchini), rappresenta uno dei più estesi ed importanti complessi funerari ipogeici della Sicilia sud-orientale. Di recente rinvenimento in c.da Finocchiara è il prezioso piccolo ipogeo funerario degli Antonii, dotato di sepolture a baldacchino ed eccezionalmente attribuibile ai membri della famiglia degli Antonii, come testimoniano le iscrizioni funebri ancora conservate in posto, datate tra il 422 e il 468 d.C.
Nel pianoro di c.da Sambramati, nel settore settentrionale della Cava, ad età bizantina sono riferibili i ruderi della chiesetta di S. Pancrati. Qui fino agli inizi del Novecento erano visibili i resti di un vasto abitato. L'edificio, databile tra VI e VII secolo d.C., in origine a navata unica poi ampliata con l'aggiunta di altre due, è singolare nel suo genere non solo per lo stato di conservazione delle murature, ma anche per la singolare pianta "a trifoglio" del presbiterio.
Con la conquista araba e la successiva età normanna (XII-XIII sec.) si diffonde il fenomeno del trogloditismo. Lungo le pareti precipiti della Cava sono scavati imponenti insediamenti rupestri, i cosiddetti ddieri (dall’arabo al-diyar: le case), abitati talora continuativamente dal Medioevo fino al secolo scorso. Erano costituiti da filari sovrapposti di grotte a pianta quadrangolare che arrivavano fino a sei piani, quasi dei veri e propri condomini; la viabilità orizzontale veniva assicurata da ballatoi, gallerie e cunicoli al buio, mentre quella verticale da botole tra le grotte o da rampe di gradini scavati in roccia. Le abitazioni erano dotate di tutti i servizi: alcove, siloi per l'immagazzinamento delle granaglie, cisterne per la raccolta dell'acqua, nicchie-credenze. E' chiara la prevalente funzione difensiva di questi abitati rupestri: esemplari i casi delle "Grotte cadute", delle "Grotte Giardina", di "Pernamazzone" e, più a valle, dei complessi rupestri di maggiore imponenza come quelli della "Capraria", del "Convento" e soprattutto del "Castello", l'esempio più rappresentativo e noto, raffigurato anche in una veduta di J. Houel.

Il fenomeno trogloditico, tra il XII ed il XIV secolo, vede anche la diffusione di edifici di culto atti a servire i vari quartieri rupestri. Nel solo settore settentrionale della Cava sono note e visitabili ben quattro chiese rupestri, talora con tracce di affreschi sulle loro pareti o dotate di pareti iconostatiche litiche che segnalano l'adozione di un rito liturgico orientale.
Partendo da Nord incontriamo:
- la Grotta dei Santi (XII sec.), un aula rettangolare affrescata con le raffigurazioni di oltre trenta santi e separata dal presbiterio da una iconostasi con porta e finestra ricavate nella roccia;
- la chiesa di S. Nicola o della Madonna (XIV sec.), una semplice e piccola aula affrescata con le immagini della Madonna con Bambino, di S. Nicola e di una Annunciazione.
- la chiesa di S. Maria (XII-XIV sec.), parzialmente crollata e straordinariamente articolata con più ambienti su due livelli collegati da una scala a chiocciola;
- la chiesa della Spezieria, così detta perchè secondo la tradizione si supponeva che fosse adibita a "farmacia" per gli incassi presenti nelle pareti e nel pavimento, ma in realtà degna di nota per il suo peculiare presbiterio triabsidato e per la parete iconostatica conservata con porta centrale e due finestre laterali.


Oltre ad essere una attrazione storico archeologica la Cava Ispica è ricca della flora e della fauna tipica delle cave iblee. La sua flora è tipicamente mediterranea: carrubi (ceratonia siliqua), olivastri (olea sylvestris), palme nane (chamaerops humilis), lecci (cuorcus ilex), platani (platanus acerifolia), euforbie (euphorbia dendroides), oleandri. Felci, edera, e asparagi selvatici sono diffusi ovunque; fichi d’india, cactus e fichi selvatici crescono addirittura nelle fessure della roccia, noci, e melograni nel fondo della Cava, mentre capperi penzolano dalle ripide pareti e origano, mentuccia, ruta, timo selvatico diffondono il loro profumo nella valle.

Molti uccelli, quali gazze, merli, passeri, corvi, fringuelli, poiane e gufi vivono e nidificano tra la ricca vegetazione della Cava. Può accadere anche, durante una passeggiata, di imbattersi in conigli selvatici, volpi, ricci e porcospini.

Marina di Modica e Maganuco

La costa offre visioni non meno coinvolgenti rispetto al paesaggio dell'altopiano. A baie di sabbia dorata si alternano aree ove affiorano lastroni di rocce calcaree. A pittoreschi villaggi di pescatori si alternano dune e aree protette.

Sia per i modicani che per i visitatori in zona nel periodo estivo, Marina di Modica rappresenta un piccolo angolo di paradiso per scaricare lo stress accumulato durante l'inverno. Inoltre, la baia è fortemente presa in considerazione dagli amanti degli sport a vela, grazie alla sua posizione geografica e alle favorevoli condizioni del vento.

Altra piccola perla è la spiaggia di Maganuco. Si trova fra il porto di Pozzallo e Marina di Modica ed è un’ampia e bella falce di sabbia finissima che conserva brevi tratti del sistema dunale costiero con ai lati delle zone di scogliera bassa.

Frigintini

Frigintini è una frazione sita ad appena 10 chilometri da Modica. La sua splendida campagna, con le peculiari masserie, offre al visitatore panorami e indimenticabili, caratterizzata qui, come altrove in provincia, dalla fitta ragnatela di muretti a secco che delimitano i campi, testimoni ancor oggi dell'antica parcellizzazione delle terre della Contea.

Uno dei richiami architettonici di maggior interesse è rappresentato dal complesso conosciuto come Torre Trigona, un edificio che testimonia, ancora oggi, l'importanza della storia sociale ed agraria al centro di un latifondo frumentario.

SpazioZero Gerenza

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